Enonomisti: la BCE può salvare l’Europa

La Banca Centrale Europea può veramente risolvere i problemi che hanno sprofondato l’Europa in questa situazione immediatamente e senza cambiare le condizioni dei trattati stipulato con gli stati membri. L’economista ginevrino Charles Wyplosz lo spiega in una colonna pubblicata sul Wall Street Journal. L’idea che gli stati della Comunità Europea cedano la loro sovranità fiscale in nome di un trattato unitario è quantomeno irrealizzabile non solo perché la BCE non può baipassare i sistemi fiscali sovrani, ma soprattutto perché può operare più efficacemente in maniera diversa. La prospettiva per la quale l’Unione Europea possa modificare lo stato fiscale dei singoli paesi mentre le finanze di questi perdono il controllo sarebbe devastante, ma l’economista di Ginevra vede un’altra soluzione.

Wyplosz scrive sul WSJ: “Una soluzione più efficace è possibile senza nuovi trattati. Attualmente, è abitudine della Banca Centrale Europea accettare diversi tipi di titoli collaterali provenienti da fonti diversificate. Molte delle banche centrali statali, invece, accettano solamente – o quantomeno, in gran parte – titoli del tesoro di stato. Questo stato di cose è il risultato di decenni di accordi che si sono accavallati tra loro senza mai aggiornarsi. La BCE, invece, accetta tutti i tipi di titoli perché deve essere duttile nell’operatività finanziaria in modo da poter abbracciare in futuro sistemi fiscali differenti di altri stati che potrebbero aggiungersi.

L’idea è quella per cui la BCE deciderebbe di accettare titoli di stati il cui sistema fiscale funziona propriamente, mettendo quindi un requisito. Funzionerebbe così: la BCE incarica un organo autonomo – chiamiamolo Direttivo Disciplina Fiscale – di stabilire i requisiti di un regime fiscale sicuro recuperando i dati dagli stati in salute. La BCE, seguendo le indicazioni del documento, dovrebbe a questo punto sottoporre gli stati a questa analisi. Quelli i cui titoli di stato non dovessero soddisfare le richieste verrebbero esclusi da un mercato libero e subirebbero quindi una tassazione sfavorevole rispetto ai loro ‘colleghi’ europei.”

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